LA SCUOLA CHE AVEVA PAURA DEL BUIO

Aggiornato il: mag 20

La #scultura tattile come strumento di inclusione per la realizzazione di nuovi percorsi di apprendimento, di studio, di didattica "alternativa", di crescita personale e professionale a vari livelli e in diversi settori di competenza...attraverso l'acquisizione di nuove competenze, con una voglia in più di crescere professionalmente e umanamente, l'arte diventa strumento di inclusione e il canale tattile si trasforma in mezzo impegnato nella comunicazione, nel processo di comprensione dell'altro, in una nuova forma esplorativa della scultura, nella costruzione di nuove e possibili proposte didattiche, terapeutiche, ludiche adatte ai bisogni e alle condizioni specifiche dei nostri utenti.(studenti, pazienti, alunni disabili e non)...

Lavoreremo sempre al #buio?

Non sempre, naturalmente, ma durante il laboratorio sono previsti dei momenti di lavoro senza l'uso della vista.

Non avremo bisogno di vedere perché a noi, in quel momento, interesserà sperimentare e osservare "l'invisibile agli occhi", provando a vedere cosa c'è dietro le percezioni, i ricordi, i giudizi e le convinzioni dietro le quali spesso ci nascondiamo. Proveremo, insieme, ad abbattere le barriere delle rigide convinzioni, dei pregiudizi e della paura, per "ri-nascere al buio" e avvicinarci ad una dimensione nuova di formazione professionale e di crescita interiore.

Possibilità infinite per #artisti e #artigiani in cerca di una nuova forma esplorativa dell'arte; per #educatori, #osa, #docenti di sostegno, #oss, #insegnanti, #terapisti che desiderano acquisire uno strumento "altro" di ausilio all'apprendimento, di comunicazione e di interazione da portare con sé nei propri contesti professionali ed educativi, immaginando, insieme, nuovi percorsi e metodologie di #didattica inclusiva, attività ludiche e educative adatte ai bisogni e alle condizioni specifiche dei nostri utenti.(studenti, pazienti, alunni disabili e non); per #genitori che vogliono sperimentare un altro punto di vista sulla disabilità e sull’inclusione; per aziende e #teambuilding che aspirano a riplasmare l’ambiente di lavoro, sperimentando una leva per scardinare i pregiudizi e le convinzioni che le esperienze personali e lavorative hanno cristallizzato.



C’era una volta una scuola di campagna, con grandi aule, banchi di legno e una lavagna nera appesa al muro. Questa scuola aveva fatto crescere centinaia di bambini che erano passati per le sue aule, avevano corso nei corridoi e giocato in cortile, ma poi – lentamente – gli allievi erano diventati sempre meno: la scuola era invecchiata e il comune ne aveva costruita un’altra molto più bella e moderna.


La vecchia scuola non ci era rimasta male: era stanca e non le dispiaceva quel silenzio in cui ricordava i lunghi anni di lezioni, di risate e di interrogazioni. Un giorno però il comune decise di togliere la luce alla vecchia scuola e tutto d’un tratto le aule si fecero buie e scure, oltre che silenziose. Che ci crediate o no, quel vecchio edificio aveva paura del buio: si sentiva solo, freddo e abbandonato.


Quando arrivava la sera, si sentiva invadere dalla paura e ogni rumore sembrava prodotto dai piedi di una strega, ogni ombra sulla strada faceva pensare ad un malvivente. Di notte la scuola non riusciva a chiudere occhio e aspettava tremando che arrivasse il mattino seguente: appena le luci dell’alba facevano capolino, la scuola si sentiva di nuovo tranquilla e poteva schiacciare un pisolino.


Una notte però, mentre batteva i denti dalla paura, la scuola sentì il rumore di qualcuno che batteva sui vetri della finestra. “Fammi entrare, vecchia scuola.” Sussurrò una vocina. Era un piccolo pipistrello randagio, in cerca di un riparlo. La scuola non se lo fece ripetere due volte: spalancò il portone e lo fece entrare, e dopo quella notte, ogni notte il pipistrello tornò spesso a trovare la scuola, e a dormire al calduccio.


“Ma tu non hai paura del buio?” Gli chiese una volta la scuola, vedendolo così tranquillo. “Neanche un po’,” disse il pipistrello. “Io sono cieco e per me tutto è buio: io però sono bravo ad ascoltare. Ho sentito da lontano i tuoi sospiri e seguendo la tua voce sono arrivato fin qui.”


La scuola lo guardò stupita: era vero, il piccolo pipistrello non ci vedeva, e proprio per questo sapeva che il buio non poteva fare paura. “Se vuoi superare la paura del buio,” disse il pipistrello, “chiudi gli occhi e fai conoscenza col buio.” La scuola si allenò ogni giorno e da allora non ha più paura della notte e del buio.



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