ZOE è STATA UCCISA: 3 RIFLESSIONI PER NOI UOMINI...
- Francesco Bianchi
- 7 giorni fa
- Tempo di lettura: 2 min
Riflessione 1
“Nessuno è innocente se crede di dover rispondere solo di sé”.
Molti uomini, di fronte ai casi di violenze di questi giorni, si sono affrettati a dire: “io non sono come loro”. In pochi, però, si sono sentiti in dovere di prendere su di sé la responsabilità del cambiamento necessario.
La fame diffusa di punizioni esemplari, di castrazioni chimiche, di violenze nelle carceri per i colpevoli nasconde spesso l’idea - falsa - che non sia possibile educare gli uomini. Che questi, al massimo, possano essere frenati o castrati, ma mai cambiati.
Che siano, cioè, del tutto incapaci di controllo e autodeterminazione (“al punto da dare la colpa alla madre di ogni azione compiuta anche in età adulta”).
Ma questo non è vero: il cambiamento è possibile, anche se lento e faticoso.
Di fronte a un’ingiustizia che accade davanti ai propri occhi, se si ha la possibilità di agire concretamente non bisogna limitarsi a prendere le distanze.
Si deve agire.
Agire, cioè, tra uomini nel proprio luogo di lavoro, con gli amici, con i parenti, un gesto e un discorso alla volta.
Non si è colpevoli dei fatti compiuti dagli altri ma si è responsabili del proprio impegno di sensibilizzazione.
Perché riconoscere e risolvere i problemi del sistema di potere che si abita è un dovere civile, che cresce in proporzione ai propri privilegi."
fonte pagina rivista Tlon
3 riflessioni per noi uomini
Riflessione 2
"Essere un guastafeste non è una colpa, è un atto di coscienza.
In ogni gruppo di uomini c’è un momento in cui la risata copre la paura,
la complicità si trasforma in alleanza col potere,
e il silenzio diventa la vera violenza.
Lì, il guastafeste è necessario.
È colui che non ride, che si ferma, che dice: “No, non va bene.”
Accetta il guastafeste che è in te: è la parte che ancora sa distinguere tra appartenenza e complicità, tra cameratismo e fratellanza.
È la voce che incrina la leggerezza della battuta,
che rompe il mood predatorio del branco,
che introduce il dubbio nella sicurezza virile.
Non ti farà popolare, ma ti renderà libero.
La sagra del patriarcato è lunga e rumorosa: ha sempre bisogno di musica alta per coprire le crepe.
Tu non devi distruggere la forza con la forza: spegni la musica, accendi la luce, mostra ciò che resta quando quel divertimento finisce.
Essere guastafeste non è stare contro gli altri uomini, è stare fuori dal copione.
È rifiutare l’applauso della normalità, disertare la risata obbligata, rinunciare alla comunione del disprezzo.
È restituire senso alle parole, dignità ai silenzi, verità agli sguardi.
Essere guastafeste è il primo passo per non essere più spettatore.
È la presa di parola che interrompe il flusso, la frattura che apre lo spazio del possibile.
Non serve gridare, se non te la senti: basta non partecipare.
La rivoluzione, oggi, comincia da ogni uomo che rovina la festa."
Girolamo Grammatico
Riflessione3
"Francesca Pieri mi ricorda di quando dite quella frase agghiacciante: "Se lo facessero a mia madre o a mia sorella".
Il sangue, il cortiletto tuo, le donne tue, il sangue del tuo sangue, le altre al limite...
C'è tutto, il mostro è lì, se proprio ci tenete a guardarlo." Dina Giuseppetti






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