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NEL MIO PICCOLO

PER GLI UOMINI CHE DAVVERO VOGLIONO CAMBIARE LE COSE. RIFLETTIAMO, INSIEME, SU QUESTI ASPETTI. TUTTO IL RESTO NON SERVE. “Nessuno è innocente se crede di dover rispondere solo di sé”. Molti uomini, di fronte ai casi di violenze di questi giorni, si sono affrettati a dire: “io non sono come loro”. In pochi, però, si sono sentiti in dovere di prendere su di sé la responsabilità del cambiamento necessario. La fame diffusa di punizioni esemplari, di castrazioni chimiche, di violenze nelle carceri per i colpevoli nasconde spesso l’idea - falsa - che non sia possibile educare gli uomini. Che questi, al massimo, possano essere frenati o castrati, ma mai cambiati. Che siano, cioè, del tutto incapaci di controllo e autodeterminazione (“al punto da dare la colpa alla madre di ogni azione compiuta anche in età adulta”). Ma questo non è vero: il cambiamento è possibile, anche se lento e faticoso. Di fronte a un’ingiustizia che accade davanti ai propri occhi, se si ha la possibilità di agire concretamente non bisogna limitarsi a prendere le distanze. Si deve agire. Agire, cioè, tra uomini nel proprio luogo di lavoro, con gli amici, con i parenti, un gesto e un discorso alla volta. Non si è colpevoli dei fatti compiuti dagli altri ma si è responsabili del proprio impegno di sensibilizzazione. Perché riconoscere e risolvere i problemi del sistema di potere che si abita è un dovere civile, che cresce in proporzione ai propri privilegi." fonte pagina rivista Tlon

"Lo stupro di gruppo di Palermo è stato, figurativamente, anche lo stupro di moltissime coscienze choccate dalla brutalità e dalla giovane età degli aggressori. Sul tema della violenza sulle donne mi sono espresso molte volte in questi anni, dicendo sempre la stessa cosa: l’emancipazione femminile non serve a niente finchè non ci sarà un’emancipazione maschile. Gli uomini aggrediscono le donne, le uccidono, le stuprano perché hanno rabbia di vederle libere. Libere di dire NO. Libere di far quello che vogliono, libere di essere indipendenti. Così come si è emancipata la donna, deve emanciparsi anche l’uomo. Però non si emancipa. Guardiamo la numerosità degli uomini che in questi giorni inneggiano al Vannacci, che nel suo libro propugna il ritorno al patriarcato. L'uomo non è cambiato, mentre la donna si è evoluta notevolmente più dell’uomo, ha spiccato il volo. E adesso l’uomo non la vede più! E l’uomo ha rabbia di questo, di qui nasce la violenza. La donna è avanti milioni di miglia oggi rispetto all’uomo, che è fermo all’Ottocento. L’uomo privo di valori, l’uomo che resta ancorato al patriarcato come illusione a cui aggrapparsi per evitar di ammettere di essere rimasto indietro, si trova di fronte una donna libera, non solo a livello economico, ma libera di dirgli di no, di esercitare la superiorità psicologica che la natura le ha dato. L’uomo in risposta esercita la superiorità fisica che la natura ha dato a lui, la forza. Ed ecco che scatta la violenza. Peraltro il patriarcato si fonda sul concetto di superiorità maschile. È dato tristemente noto che il 90% dei carnefici di queste donne sono uomini conosciuti e con legami di vario livello con la vittima. Penso che sia arrivato il momento in cui, tutti insieme, dobbiamo iniziare a lavorare ogni giorno per comprendere e ricononoscere quanti cluster di cultura patriarcale ci sono nei nostri atteggiamenti, parole, comportamenti quotidiani. E lavorare per sradicarli uno a uno. Lo dobbiamo alla vittima di Palermo e a tutte le donne assassinate, violentate, picchiate ancora oggi in Italia." Stefano Ferri

"Francesca Pieri mi ricorda di quando dite quella frase agghiacciante: "Se lo facessero a mia madre o a mia sorella". Il sangue, il cortiletto tuo, le donne tue, il sangue del tuo sangue, le altre al limite...

C'è tutto, il mostro è lì, se proprio ci tenete a guardarlo." Dina Giuseppetti

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