"LO SPAZIO VUOTO" in contesti scolastici e socio-educativi. Usare il Teatro come strumento didattico

🟡Lei è considerato un maestro: ci si sente?

🟣Peter Brook: "Ma no, sono uno studente, come lei, come tutti. Posso portare la mia esperienza in più, ma tutto ciò che s'impara va messo in discussione se vuoi andare avanti. Una delle tragedie dell'umanità è quando sento dire "questa è la verità.

Non ho mai creduto in un’unica verità, né in quella mia né in quella degli altri; sono convinto che tutte le scuole, tutte le teorie possono essere utili in un dato luogo e in una data epoca; ma ho scoperto che è possibile vivere soltanto se si ha un’ardente e assoluta identificazione con un punto di vista. A mano a mano che il tempo passa, che noi cambiamo, che il mondo cambia, tuttavia, gli obiettivi si modificano e il punto di vista muta. Rivedendo i saggi scritti nell'arco di molti anni e le idee esposte in tante occasioni e nelle più disparate, qui riuniti, mi colpisce ciò che in essi rimane costante. Se vogliamo, infatti, che un punto di vista sia di qualche aiuto, bisogna dedicarvisi con tutte le nostre forze, difenderlo fino alla morte. Nello stesso tempo, però, una voce interiore sussurra: `Non prenderti troppo sul serio. Tieniti forte e lasciati andare con dolcezza'".


Per questa quarantena vi consigliamo il testo di Peter Brook "LO SPAZIO VUOTO". Cerchiamo di capire il collegamento tra "spazio vuoto" e "teatro" con "didattica", "comunicazione", "scuola" e "racconto"...


“Teatro”, poi, vuol dire tutto e non vuol dire niente. Peter Brook, nel suo Lo Spazio Vuoto, ci dice che ne esistono infiniti, di “teatri”, ma ci dice pure che basta uno spazio vuoto, una persona che lo attraversa e un'altra che lo osserva per dare inizio ad una azione teatrale. Ogni genere di strada e di esperienza probabilmente è già stata percorsa nell'arco della storia dell'uomo: il teatro è ed è stato... di tutto.Tra questo "tutto" c'è anche la possibilità di usare gli strumenti attoriali come mezzi di comunicazione, linguaggio, dono, ascolto, accoglienza in vari contesti scolastici e socio educativi. Ad esempio un educatore, che ha a che fare con delle umanità, può rendere il proprio corpo, la propria voce e le proprie emozioni - tutti questi "strumenti attoriali"- una nuova lingua con cui comunicare ed esprimere, non necessariamente ed esclusivamente con la parola. Non certo esclusivamente per mostrare (mostrarsi).

Ed eccoci qui. Il NOSTRO ambito. Insegnare ai bambini piccoli le vocali, ad esempio, o aiutarli a superare la paura del buio. Parlare con dei ragazzi di violenza sulle donne o di lavoro minorile. Spiegare a degli alunni, a scuola, la raccolta differenziata dei rifiuti o i loro diritti fondamentali. Regalare a dei ragazzini di un centro diurno semplicemente quattro risate, la possibilità di evadere o anche un modo buffo e divertente per imparare a prendere l'autobus da soli, magari pensando e ripensando ai giochi fatti “a teatro” con gli Esercizi di Stile di Queneau. Suggerire a degli adulti la riscoperta delle loro capacità di giocare e quindi di mettersi in gioco.


Le applicazioni e le potenzialità del teatro sono infinite.


Quì, ad esempio, Ambra Moriconi - docente del programma Teatro per Educatori - ci racconta "qualcosa sulle mani"...

Info sul programma completo di Teatro per Educatori al link https://www.progettografroma.com/teatro-per-educatori



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